|
|
SITUAZIONE
NEI PRIMI ANNI NOVANTA
In
conseguenza a tale ristrutturazione . il fabbisogno di energia elettrica
della SAVA poteva essere fortemente ridimensionato e, in questa prospettiva,
veniva rivisto l'intero comparto per la produzione di energia elettrica
di questa Società, ipotizzando la cessione di alcune centrali di
produzione.
Da parte della SAVA venne valutata la possibilità di una cessione
di 5 centrali idroelettriche: quelle di Caoria, di S. Silvestro, di Val
Schener, di Moline e di Zevio.
II CIPI, con deliberazione dd. 5 maggio 1983, stabiliva, fra l'altro,
che ENEL e SAVA - Alluminio Veneto avviassero una trattativa per stabilire
le condizioni per la cessione dei suddetti impianti dalla stessa SAVA
all'ENEL.
Nel settembre 1986 l'ENEL comunicava alla SAVA che il proprio Consiglio
di Amministrazione, nella seduta del 17.9.1986, aveva autorizzato
gli Uffici a definire una convenzione per l'acquisizione delle centrali
SAVA, a termine degli accordi ENEL-UNAPACE, ex legge 529/82.
Parallelamente agli accordi con la SAVA, l'ENEL, a cui erano note
le attribuzioni della P.A.T. derivanti dallo statuto di autonomia
e dalle norme di attuazione, avviò una trattativa con la
Provincia per ricercare un accordo in ordine al trasferimento degli
impianti; operazione, questa che si collocava in uno scenario normativo
che non appariva sufficientemente chiaro e definito, proprio in
relazione alle particolari attribuzioni della P.A.T. che non trovavano
analogia sul resto del territorio nazionale.
Fra l'altro, si era in attesa di un pronunciamento della Corte Costituzionale
in ordine al ricorso presentato dalle due Province Autonome sulla
legge 29 maggio 1982, n. 529 che stabiliva la possibilità
di proroga delle concessioni per grandi derivazioni idroelettriche
assentite ad enti pubblici e privati, qualora i concessionari si
fossero impegnati ad apportare, ove possibile, delle migliorie tecniche
agli impianti, tali da consentire un incremento della potenzialità
e della producibilità degli stessi.
<<
Back - Next
>>
|
|